Taranto è la mia città... la mia bellissima città...
I casi della vita mi hanno costretta a vivere lontana da essa, ma come ogni cosa che si perde, e non per nostra volontà, il mio amore, nel corso degli anni, è aumentato a dismisura e la nostalgia è sempre presente... come se l'avessi lasciata solo ieri.
Vivendo lontana non dovrei poter avere voce in capitolo, ma in quanto tarantina qualche testimonianza posso portarla anche io.
Andiamo agli anni '50...
Metà dei miei parenti lavorava all'Arsenale Militare.
Quando nel 1961 fu aperto l'Italsider, quella metà che non lavorava all'Arsenale, andò a lavorare al Siderurgico, come lo chiamano i miei concittadini.
Dire che l'Italsider abbia portato tanto lavoro, con relativo benessere, è dire una verità lapalissiana.
Il rione nel quale sorge, i TAMBURI, lo conosco benissimo, perchè lì abitava, sempre negli anni '50, un caro amico di mio padre.
Non so quante volte sono stata a casa sua, sia quando abitavo ancora a Taranto, sia negli anni a seguire.
Chiamarlo rione era un'esagerazione, perchè in realtà erano 4 case dal lato opposto dove sorge la città di Taranto.
Se oggi Taranto conta poco meno di 200.000 abitanti, da quello che leggo su Google, ai soli TAMBURI ne abitano 40.000.
Domanda:
chi ha dato l'autorizzazione in quegli anni ad edificare in una zona industriale, invece di far espandere la città nel lato opposto, come sta avvenendo negli ultimi decenni?
Amici cari, diciamocelo senza perifrasi: se l'Ilva chiude... Taranto muore...
Ci sarebbero 20.000 persone (tra dipendenti ed indotto) che rimarrebbero senza lavoro.
20.000 famiglie che ad occhio e croce fanno 100.000 persone...la metà della popolazione.
I tarantini che oggi si battono per la sua chiusura (come alcuni miei parenti) non lavorano all'Ilva, ma non si rendono conto che se 100.000 concittadini non hanno più uno stipendio, finirebbero anche loro per risentirne... e come!!!!
E allora cosa bisogna fare?
Bisogna far morire la gente?
Certamente NO, ma la chiusura sarebbe il danno maggiore, è bene che questo sia chiaro a tutti, tarantini e non.
Senza contare l'importanza che ha l'Ilva per il resto d'Italia e per l'Europa.
Mi pare di sentire alcune persone...
"Parli bene tu che vivi lontana..."
Al che risponderei...
"... e tu parli altrettanto bene visto che tuo marito non lavora all'Ilva...
Quanto mi piacerebbe vedere cosa faresti in caso contrario!!!!"

Che si debba porre rimedio è fuori discussione, ma non certamente fermando gli altiforni, come ha ingiunto il magistrato.
Per chi non lo sapesse (come non lo sapevo io) gli altiforni non sono come un rubinetto o come un fornello del gas, che lo chiudi e lo riapri quando vuoi.
Comunque qualcosa pare si stia muovendo, visto che per la prima volta (in cinquanta anni!!!) del "problema Ilva" se ne sono impossessati i mass-media.
Speriamo...
Leyla

P.S.
Un altro "piccolissimo" passo indietro nel tempo...
Sempre anni '50.
A Taranto si faceva ancora il bagno a mare in città, cosa che non si fa più da oltre 50 anni.
Salvo uscire dall'acqua con macchie di catrame (o di nafta... boh...) su tutto il corpo, che prima di mandarle via... bisognava strofinare e poi ancora strofinare... per giorni e giorni...
Queste non sono cose che mi sono state raccontate, ma le ho vissute in prima persona è proprio il caso di dirlo... sulla mia pelle!!!

P.S. del P.S.
Non so se avete notato che con l'arrivo di settembre il "problema Ilva" per i mass-media non esiste più.
Ora il circo mediatico è tutto impegnato a parlare del rincaro dei libri, dell'estate che ha lasciato bruscamente il passo all'autunno, delle prossime elezioni americane ed altre notizie di vitale importanza per noi Italiani.

La rotonda e il lungomare

La fontana

Il ponte girevole

La Villa Peripato negli anni '40
E' un giardino pubblico che si affaccia sul Mar Piccolo

La stessa Villa in tempi più recenti

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