Sono molto orgogliosa di appartenere alla generazione alla quale appartengo.
Credo che in assoluto la mia generazione sia stata quella che ha dovuto imparare più cose nuove tecnologicamente parlando.
Non parlo tanto dal punto di vista degli elettrodomestici (importanti anche quelli), ma soprattutto di coloro che hanno passato la loro vita lavorando, chi in un ufficio chi in fabbrica.
Posso parlavi della mia esperienza, quella dell'ufficio, visto che quella della fabbrica non la conosco nè di persona nè per interposta persona.
Vi ho già detto molte volte che da bambina andavo spesso in ufficio da mio padre, in quell'ufficio di via Arrivabene 14 a Mantova, e come tutti i bambini mi divertivo da matti a toccare le cose che non avrei dovuto toccare.
Il bel telefono nero con tanti tasti bianchi, con le lucine che si accendevano quando qualcuno telefonava.
La macchina da scrivere anch'essa nera con dei tasti che i miei ditini da bambina spingevano con forza.
E soprattutto la calcolatrice...quanto mi affascinava con quella sua manovella.

Avevo una decina d'anni...
Quando rimisi piede in un ufficio, non più bambina, ma ragazza alle prime armi trovai praticamente tutto immutato e così rimase fino a metà degli anni '70.
I telefoni non erano più grandi e neri, si erano ridotti un po', ma sostanzialmente erano gli stessi, così come le stesse erano le macchine da scrivere.
L'unica cosa che era cambiata era la calcolatrice che era diventata elettrica...la nuovissima Divisumma.

Era il 26 settembre del 1966.
E fino al 1972 tutto restò immutato.
Poi un giorno da Roma (dove aveva sede la nostra Presidenza) decisero di inviarci una fotocopiatrice.
Beh...la sola fotocopiatrice ridusse del 50% il mio lavoro...
Era un'Olivetti che faceva delle copie obbrobriose, ma a me sembrava di volare.
All'epoca ero in Amministrazione e, pignola come sono, di ogni fattura che mandavo a Roma me ne facevo una copia a mano per poter conservare agli atti un qualcosa (una pezza giustificativa, in gergo).
Con quella fotocopiatrice, che per fare una copia ci metteva 5 minuti, risolsi tantissimi problemi.
Ogni lettera che battevo a macchina bisognava usare la carta carbone e ad ogni errore cancellare con la gomma foglio per foglio...sigh!!!
Per le circolari da inviare ai ricevitori esisteva già il ciclostile, anche se era a manovella.
A me toccava il compito di battere la matrice, mentre al mio collega quello più ingrato di tirarla.
Ad ogni errore di battitura bisognava usare una lacca speciale, di colore rosso, il cui profumo mi inebriava.
Ma ci stavo così attenta che era rarissimo che commettessi degli errori.
Anche la fotocopiatrice divenne elettrica, facendo risparmiare tempo a chi doveva tirare la matrice.
E ricordo anche che il mio collega conservava queste matrici, perchè spesso erano dei "modelli interni" che io "creavo" per agevolare il mio lavoro e così una volta all'anno mi riforniva di queste copie.
Poi un giorno, parecchi anni dopo, arrivò la prima macchina per fare i fax, che si chiamava INFOTEC e che restò inutilizzata per lunghissimo tempo.
Nel frattempo le macchine da scrivere erano diventate elettriche e poi elettroniche, ma io non ne ho mai voluta una.
Per l'uso che dovevo farne la mia vecchia Olivetti era più che sufficiente e non avevo nessuna voglia di sprecare il mio tempo per imparare ad usare quella specie di "transatlantico".
La mia "barchetta" mi faceva fare lo stesso "tragitto" in un quarto di tempo.
Man mano che passavano gli anni anche la vecchia "carta carbone" andò in pensione, sostituita dai modelli in "carta carbonata", detta anche carta chimica.
Anche qui...quanto risparmio di tempo...niente più mani sporche di blu, unghie laccate con striature, maglioni che si sporcavano e che bisognava pulire a casa con un batuffolo imbevuto nell'alcool :-)))
Intanto le fotocopiatrici erano diventate più veloci e facevano copie migliori, così via la carta carbone per battere a macchina.
Bastava fare una sola copia e poi fotocopiare tutte le altre che servivano.
Finchè non fu comprata una nuova fotocopiatrice che nel giro di pochi minuti tirava la bellezza di centinaia e centinaia di copie, così anche il ciclostile se ne andò in soffitta.
Ed infine eccolo, il re, quello che ha soppiantato tutto: Sua Maestà Il Computer. In casa mia arrivò nella primavera del 1991, mentre in ufficio dovetti aspettare il 1994.
Ragazzi, credetemi, una volta imparato ad usarlo, lavorare era diventato un giochetto.
La quantità del mio lavoro era sempre la stessa, ma con i nuovi mezzi ora a disposizione la parte burocratica si era ridotta ad un decimo.
So che ci sono ancora tantissime persone che con il pc hanno un rapporto ostico e non solo fra quelli della mia età.
Per me fin da subito fu un ennesimo gioco, dove per gioco intendo una specie di sfida.
Non ho mai seguito alcun corso, nè ho mai avuto qualcuno che mi insegnasse.
Il mio unico maestro fu Giorgio, un collega della Zona di Padova, che potrei definire il mio primo amico virtuale :-)))))
Lo conoscevo di persona, ovviamente, ma il nostro rapporto si incrementò proprio per via del pc.
Avevo ricevuto in dotazione questa macchina, che definirla obsoleta già allora è dire poco.
Conteneva come programma il Lotus. Il libretto di istruzioni del Lotus c'era, ma io con i libretti non sono mai andata d'accordo, così telefonavo a Giorgio...

"Ascolta Giorgio, se io volessi riprodurre nel pc il Mod 12 MF, è possibile?"
"Certo"
"Mi insegni?"

E Giorgio pazientemente mi insegnava, tutto via telefono :-)))))
E così nel pc finì tutto quello che era possibile metterci.
Una volta imparato il giochetto, riprodussi nel pc tutti i modelli di concorso che ogni settimana dovevo compilare...e vi posso garantire che erano tantissimi...
Ragazzi...niente più acqua alla gola, niente più corse contro il tempo, soprattutto nella giornata di concorso.
Bastava inserire pochi dati e i calcoli li faceva il pc...

Montepremi
Colonne giocate, suddivise per ogni città dell'Emilia Romagna
Premio di produzione dei ricevitori e chi più ne ha, più ne metta...

E la cosa bella era che il pc non sbagliava mai...eh eh eh

Poco dopo il pc obsoleto, ne arrivò uno nuovissimo, con una bella stampante laser, che faceva delle copie migliori dell'originale.
Mi credete se vi dico che praticamente non avevo più nulla da fare?
Come ho già detto, la mole di lavoro era sempre la stessa, ma ora mi bastavano tre giorni, anzichè i sei che ci volevano prima.
E badate bene, che non sto parlando di una vera e propria informatizzazione (quella è avvenuta dopo, quando sono andata in pensione).
Parlo semplicemente di pochi strumenti che la tecnologia aveva messo a mia disposizione.

Concludo questa mia "cavalcata" nel passato con un pensiero rivolto a coloro che per "colpa" della tecnologia hanno perso il lavoro.
Me ne viene in mente uno su tutti... Paolino...
Era un usciere dell'Intendenza di Finanza, un signore di una gentilezza incredibile, con un sorriso dolcissimo.
Aveva frequentato il nostro Ufficio per anni (tanti anni), come usciere della Commissione, formata per l'appunto da componenti dell'Intendenza, oltre che del Comune e della Prefettura.
Quando Paolino andò in pensione ci chiese se poteva collaborare con noi almeno una volta alla settimana, come facevano almeno un centinaio di altre persone.
Non dico che per Paolino "inventammo" un nuovo lavoro...ma quasi...
Quale?
Gli facevamo preparare i vari modelli che servivano ogni settimana, mettendo in essi la carta carbone.
I modelli, come ho già detto, erano tantissimi e ognuno di essi era in sei copie...e così Paolino si metteva ad una scrivania e uno dopo l'altro infilava questi fogli di carta carbone...
Penserete che non fosse un lavoro gratificante...forse non lo era, ma era utilissimo... e poi volete mettere la gioia di Paolino nel continuare a sentirsi attivo, in un ambiente a lui conosciuto, dove tutti lo conoscevano e lo stimavano?
Era un lavoro che avrebbe potuto svolgere in un qualunque giorno della settimana, ma lui preferiva venire al sabato (giornata di concorso), quando l'ufficio era pieno di tante persone, la maggior parte delle quali studenti universitari.
Un ciao...un sorriso...le solite battutine...contavano per lui molto più dei soldi che prendeva...
Leyla

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